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giovedì 4 febbraio 2010

Europei di BJJ 2010: imparare dai grandi.



Lisbona, patria europea del Jiu jitsu. Si respira da subito l'aria della competizione fin dall'arrivo in aereoporto: orecchie accartocciate, collo dal volume poderoso, magliette dal design più o meno aggressivo, facce tese, decise e tirate. Si, siamo arrivati nel posto giusto.
Con il buon Marco (che da moderno Sancho Panza mi accompagna in questa avventura dal sapore donchisciottesco, a giudicare dagli obiettivi che mi sono proposto di raggiungere) abbiamo preso alloggio presso il Vip Berna Inn Hotel, dove sono accampati anche gli amici del Rio Grappling Club capitanati da Matteone Calamandrei e Gianluca Boni (da oggi amorevolmente soprannominatio da me e Marco... Pino Silvestre, e lui sa perchè! jajaja).
Non voglio dilungarmi nelle cronache dettagliate di quello che, almeno per me, è stato un piccolo viaggio di formazione, un tassello in più nella creazione di una mia visione e interpretazione della pratica degli sport di lotta. Voglio solo ringraziare gli amici che mi sono stati vicini nel momento della lotta, che hanno condiviso con me le risate e le smorfie di sofferenza, e soprattutto l'ammirazione verso atleti (soprattutto nelle categorie black/brown adult) che sono stati limpido esempio di cosa aspiriamo a diventare ogni giorno con la pratica e la costanza.
Livello tecnico stellare, preparazione fisica impeccabile e ritmo di lotta ossessivo/convulsivo sono stati il marchio di fabbrica di una competizione dove la piu' scarsa delle cinture bianche senior è salita sul tatami con il coltello fra i denti, pronta a vendere cara la pelle.
Partecipare ad un evento di ampio respiro come quello europeo è per me di fondamentale importanza per la maturazione agonistica di ogni praticante: attraverso il confronto con realtà così lontane dalla nostra per stile, metodica, livello quantitativo e qualitativo della pratica anche il lottatore più inesperto può trarre ispirazione e incentivo a migliorare il proprio gioco, avere un riferimento preciso (seppur veramente utopico da raggiungere in italia) di come deve muoversi, respirare e lottare un vero Jiujitero. immergersi in un evento internazionale di tale portata ha un impatto fondamentale nell'evoluzione del proprio jiujitsu, a mio avviso. Un laboratorio incredibile, una fucina di tecniche, movimenti, sensazioni: un'esperienza ed un'avventura in cui delle crisalidi mutano in splendide farfalle.
Evoluzione pura della propria sensibilità nella lotta.
Dopo aver lottato, vinto o perso, in un campionato di tale intensità è impossibile tornare a casa senza portare con sè un pizzico della tenacia, della fantasia, della dedizione e del sacro fuoco che arde nel cuore dei campioni che hanno calcato il nostro stesso tatami.

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