Informazioni personali

mercoledì 16 febbraio 2011

Isao Okano ovvero lo Stato dell'Arte.


Mi capita spesso di rivedere questo pregevole video-montaggio su Okano; ha qualcosa di magnetico per me, trasuda fascino e ispirazione scatenando nella mia mente 9 meccanismi della fantasia e dell'immedesimazione. Ogni volta che lo guardo rimango ipnotizzato dal movimento perfetto, ritmico e geometrico dei tai-sabaki (nda. spostamenti/rotazioni del corpo) di Okano, identici a piedi nudi sul tatami mentre proietta un avversario; identici nelle sue Onitsuka prima maniera quando si allena con gli elastici all'aperto, con la dedizione e l'aspetto ieratico di un asceta.
Lo Stato dell'Arte. Condensato nell'identità tra allenamento e combattimento, la fusione tra Uomo e Judoka che diventa momento totalizzante e rivelante, apice del percorso infinito verso il perfezionamento.
Non so se l'autore del video abbia intenzionalmente posto l'accento sull'esecuzione agonistica dei movimenti ossessivamente provati in sede di allenamento e preparazione atletica: essi avvolgono in sè il senso ultimo della pratica della disciplina lottatoria come totalizzante e permeante della nostra vita, non mero evento separato. Solo cosi' un uomo raggiunge lo Stato dell'Arte nella disciplina che pratica, si immerge in essa, la assorbe e vi si dissolve allo stesso tempo. Diventa leggenda.

giovedì 21 ottobre 2010

Busta di fave!

Eh sì! Epiteti burino-romaneschi a parte...pare che il Dott. Berrino (uno dei ricercatori medici più intelligenti che abbia avuto piacere di ascoltare) sia fermamente convinto che siano proprio alimenti come le Fave ad essere la chiave di volta su cui fondare un'alimentazione sana.
Ma cosa significa un'alimentazione sana? Prendendo in prestito una definizione cara alla terminologia dell'allenamento fisico, essa deve essere soprattutto FUNZIONALE.
Funzionale, ovvero garantire la massima efficenza al nostro organismo attraverso un apporto perfetto di macro e micronutrienti. Raggiungere un perfetto equilibrio energetico, metabolico e garantire l'ottimizzazione dei processi anti-ossidativi ed antinfiammatori naturali. In poche parole, farci funzionare meglio e più a lungo!!
Ovviamente, gli effetti benefici non si limiteranno solo ad un riscontro immediato dal punto di vista metabolico-energetico, bensì anche nel riscontro di un sistema immunitario più efficente: mangiamo meglio = ci ammaliamo meno = viviamo più felici e più a lungo.
Per sintetizzare al meglio questo pensiero introdurrò uno stralcio di video-intervista in cui il Dott. Berrino ci introduce meglio ai fondamentali di un'alimentazione sana, sfatando molti miti ben radicati nella scorretta dieta dell'uomo comune.



domenica 21 febbraio 2010

INVICTUS


INVICTUS

Dal profondo della notte che mi avvolge, buia come il pozzo piu' profondo che va da un polo all'altro, ringrazio quali che siano gli dei per la mia inconquistabile anima.
Nella morsa della circostanze, non mi sono tirato indietro, ne' ho pianto.
Sotto i colpi d'ascia della sorte, il mio capo sanguina, ma non si china.
Più in là, questo luogo di rabbia e lacrime appare minaccioso ma l'orrore delle ombre, e anche la minaccia degli anni non mi trova, e non mi troverà spaventato.
Non importa quanto sia stretta la porta...quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino. Io sono il capitano della mia anima.


-William Ernest Henley -

mercoledì 17 febbraio 2010

Volare...



"Se tracci col gesso una riga sul pavimento, è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi.
Eppure, chiunque ci riesce tranquillamente perchè non è pericoloso.
Se fai finta che la fune non sia altro che un disegno fatto col gesso e l'aria intorno il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi del mondo.
Ciò che conta è tutto dentro di noi, da fuori nessuno di può aiutare.
Non essere in guerra con se stessi, vivere d'amore e d'accordo con se stessi: allora tutto diventa possibile.
Non solo camminare su una fune, ma anche volare."
Hermann Hesse

venerdì 12 febbraio 2010

Come diventare CINTURA NERA di BJJ!


Ok, lo ammetto...ho scelto il titolo solo per destare interesse nell'articolo!
In realtà non so esattamente nemmeno io come si riesca a diventare cintura nera di jiujitsu; ma una cosa la so di certo: non bisogna MAI smettere di allenarsi!
Bella scoperta, penserà chi legge...paragonabile alla scoperta dell'acqua calda o della bolla di sapone.

La verità è che a spingermi nell'elaborazione di questo articolo è il misto di delusione e sconcerto che provo ogni qualvolta vedo compagni di allenamento perdersi per strada, ragazzi talentuosi o meno che soccombono agli ostacoli che prima o poi si frappongono all'evoluzione umana e sportiva di ogni lottatore, spesso sopraffatti dalla frustrazione e dallo smarrimento dovuti spesso ad un'interpretazione, a mio personalissimo avviso, errata della pratica.

Qual'è la differenza che ha trasformato un giovane Jacarè cintura blu nella cintura nera internazionalmente ammirata e riconosciuta che è oggi, mentre chissà quanti suoi talentuosi compagni di pratica si sono smarriti lungo il cammino? Che fine hanno fatto tutti quei compagni che come voi indossavano una cintura bianca il vostro primo giorno di allenamento?
Questo spreco di potenziale umano deve avere senza dubbio una spiegazione, ed è giusto interrogarsi sui motivi di tale dispersione per correggere e migliorare il proprio processo di evoluzione personale da Homo Sapiens ad Homo Sapiens Luctator!
Troppo spesso, soccombendo ai nostri demoni interiori, siamo i primi a crearci degli alibi e giustificazioni tese a deresponsabilizzarci ed a scaricare su chi circonda il peso delle nostre scelte negative e delle nostre sconfitte: compagni d'allenamento, maestro/istruttore, struttura dove ci si allena, famiglia, lavoro...ogni scusa è buona per individuarli come responsabili della nostra personale resa interiore, mentre la verità è che NIENTE e NESSUNO può trasformarci in un LOTTATORE, se non noi stessi.
Innanzitutto è opportuno e indispensabile organizzare la nostra pratica in maniera intelligente e funzionale, in modo da gestire le nostre energie e canalizzarle al meglio. Ho trovato molto interessante e sintetico un articolo scritto sull'argomento dall'amico Bernardo Serrini, maestro e cintura nera di BJJ, sul suo blog (http://branquino.blogspot.com/2010/02/la-corretta-gestione-dei-tempi-per-una.html) in cui il nostro amico indica attraverso preziosi consigli come aggirare uno dei primi scogli alla pratica quotidiana delle arti lottatorie: l'organizzazione razionale dei nostri tempi di allenamento e non, in maniera da armonizzarli alla ricerca della massima funzionalità.
Solo così non avremo scuse da frapporre tra noi e il tatami: non ci saranno impegni di lavoro o di famiglia a trattenerci!
Ma spesso, al di là delle incombenze quotidiane che possono frenare la nostra crescita, il vero nemico del lottatore si cela subdolamente: la continua lotta contro i demoni che ci rodono da dentro.
Vanità, orgoglio, pigrizia mentale e fisica...sono solo alcuni degli ostacoli che si frappongono alla nostra evoluzione personale.

"Nell'allenamento non bisogna essere orgogliosi, la sfida consiste nel riuscire a portare a termine una manovra, non provare che si è invincibili" - Xande Ribeiro.

Troppo spesso mi capita di scorgere frustrazione nello sguardo di compagni di allenamento meno esperti che soccombono regolarmente in sparring contro partner più esperti e smaliziati: i più deboli psicologicamente non riusciranno a sfruttare l'opportunità motivazionale che una situazione come questa rappresenta per la propria evoluzione, e tenderanno a cadere in uno stato di frustrazione, demotivandosi ed abbandonando gli allenamenti giustificandosi con frasi del tipo: non sto progredendo.

Falso! Assumere come punto di riferimento dei propri progressi lottatori a noi superiori è giusto, ma non dobbiamo mai scordarci che anche loro sono in un cammino di evoluzione continuo, e che a volte più noi ci avviciniamo al loro livello...più il livello di questi a sua volta si alza, mantenendo un gap. Dobbiamo essere allora veramente onesti con noi stessi, ed interrogarci con sincerità sui nostri reali sforzi, sul sacrificio e sulla dedizione che veramente abbiamo profuso nella pratica: solo quella dobbiamo comparare a quella dei nostri compagni...e solo in quella dobbiamo essere superiori!
Calpestiamo il nostro orgoglio ogni volta che saliamo sul tatami e accettiamo i nostri progressi come debita e proporzionale conseguenza della dedizione e dei sacrifici offerti: niente ci viene regalato, ma tutto quello che otteniamo è frutto solo dei nostri sforzi, e proporzionale ad essi.
Impegniamoci con serietà e dedizione nella pratica di ogni giorno, curiamo la nostra dieta e la nostra salute, acculturiamoci ampliando gli orizzonti della nostra conoscenza, pianifichiamo la nostra preparazione fisica in maniera compatibile al nostro stato di allenamento e salute ponendoci degli obiettivi realistici, avviciniamoci con amore e con rispetto alla lotta, ed essa ci ripagherà con sensazioni e benefici impagabili.

"Ogni giorno, quando ti svegli e stai per alzarti, calpesta la tua vanità" - Alvaro Barreto
Altro motivo ingiusto di frustrazione è la mancanza di risultati agonistici. Troppo spesso quando i nostri desideri di vittoria e di successo vengono disattesi, la reazione principale attraversa un processo paragonabile a quello dell'elaborazione di un lutto: rabbia, negazione e rancore.
Siamo pronti a dare la colpa a chiunque, tranne a noi stessi.
I compagni di allenamento non sono abbastanza competivi, il maestro non insegna bene e non ci ha seguito abbastanza, la palestra fa schifo e bla bla bla.
Ma noi quanto ci siamo VERAMENTE impegnati per vincere? Quanto abbiamo sacrificato di noi stessi? Quanto ci siamo messi in gioco e ci siamo assunti le nostre responsabilità?
Sparring partner, istruttori e materassine fighe sono solo dei mezzi...ovviamente importanti, ma non sostituibuili con la nostra VOLONTA' e la nostra PASSIONE.
Un buon maestro può esserci di guida e ispirazione, ma non può sostitursi alla nostra volontà di migliorare e di crescere, non può instillare nel nostro cuore la passione che sola fa ardere il sacro fuoco che ci conduce all'evoluzione personale.
Ogni esperienza fisica e psichica, che quindi io considero totalizzante, come quella della Lotta altro non è che un percorso di RICERCA, un travaglio fisico e psichico, una battaglia continua contro i nostri demoni interiori che ha un solo fine: diventare UOMINI (e donne...) migliori.
Il vero nocchiero che ci può traghettare in questo percorso è il nostro animo, la nostra forza interiore: un maestro può e deve essere un punto di riferimento, ma non potrà mai sostituirsi alla nostra volontà...deresponsabilizzarsi delegando al nostro maestro il risultato dei nostri sbagli significa non riconoscere l'importanza che hanno la ricerca PERSONALE e la responsabilità individuale nell'indicarci la via per la nostra progressione.
E' indubbio che il momento agonistico sia di fondamentale importanza per la crescita tecnica, caratteriale ed emotiva del praticante.
Ma bisognerebbe interrogarsi anche sul perchè questo sia importante per noi, e cosa rappresenti davvero in termini di evoluzione personale.
I benefici ottenuti attraverso la pratica agonistica sono incomparabili e insostituibili per un lottatore: attraverso il confronto con i nostri avversari impariamo a conoscere noi stessi, a migliorarci come persone attraverso una razionalizzazione dei nostri obiettivi ed una comprensione più profonda del nostro animo, a stabilire un contatto con la nostra natura più intima.
Attraverso la pratica agonistica impariamo ad essere focalizzati sui nostri obiettivi, a designarne di nuovi ed a lottare per raggiungerli e conquistarli. Ci riconciliamo in maniera sana con la nostra natura competitiva e con la nsotra aggressività. Impariamo i valori dell'onestà e del sacrificio, della solidarietà verso chi perde e del rispetto verso chi vince.
Vincere è bello, soddisfa il nostro ego e la nostra vanità, ma non dobbiamo scordarci che non rappresenta il fine ultimo della pratica: bisogna imparare ad accettare la sconfitta ed a trarne insegnamenti preziosi, senza per questo abituarcisi o rassegnarcisi.
Il jiujitsu, il grappling, la lotta...sono come tutto il resto degli avvenimenti che ci circondano: a volte ci sono giornate positive, a volte giornate negative...l'importante e non desistere mai.
Calma e pazienza saranno gli amici migliori della cintura bianca, dedizione nell'approfondire ed eviscerare ogni dettaglio nascosto della pratica sarà il segreto del praticante più evoluto.

"Il Jiu Jitsu è così diversificato che è impossibile stagnare completamente. Quando il tuo gioco raggiunge una fase di stallo, impegnati a praticare delle alternative" - Sylvio Behring

Non mi sento la persona più adatta a dare questo tipo di consigli, ma credo che a volte la volontà vada anche educata ed incentivata ricorrendo a delle strategie, dei trucchetti e degli accorgimenti pratici volti a migliorare il nostro gioco: i frutti che ne ricasveremo non faranno altro che rinsaldare la fiducia in noi stessi, ed a motivarci ulteriormente a progredire, confermandoci che stiamo percorrendo la giusta strada.
Prendiamo sempre come punto di riferimento in palestra un compagno di allenamento più esperto e più tecnico, utilizzandolo come termometro della nostra pratica: se ci impegnamo come e più di lui vedremo che la distanza si accorcerà.
Ispiriamoci ad un campione del nostro sport, fra quelli che più si avvicinano alle nostre qualità fisiche e caratteriali, cerchiamo di rubare da lui ogni dettaglio, ogni particolare cercando di incorporarlo al nostro gioco: è il modo più semplice e creativo per costruire in tempo breve un gioco efficace ed allo stesso tempo divertente.
Confrontiamoci con i nostri compagni di allenamento con umiltà incoraggiandoli e aiutandoli: essi sono i primi artefici del nostro miglioramento, sono preziosi e insostituibili.
Impariamo tecniche nuove per sollecitare la nostra curiosità e la nostra fantasia, ma non tralasciamo di ripetere all'infinito anche la tecnica più basica e più noiosa: è il segreto del "Jiu Jitsu invisibile" quello di eviscerare ogni minimo dettaglio e particolare da ogni tecnica e movimento fino a farlo nostro ed assimilarlo nella nostra memoria muscolare.
Scopriremo con nostra grande meraviglia che anche Rickson Gracie o JJ Machado hanno ancora da impare molto sull'esecuzione di un armlock: è la ricerca della perfezione tecnica, che non potremo mai raggiungere verso la quale dobbiamo tendere ogni nostro sforzo.
Curiamo tutte le attività complementari a quelle della lotta, che ci permetteranno di crescere in maniera armonica e globale: dieta, preparazione fisica, cultura e arti per affinare la nostra sensibilità.
Spero di non essere stato eccessivamente retorico, superficiale o ripetitivo considerato che ho scritto questo articolo di getto, un po' perchè da tempo ne avevo abbozzato l'idea nella mia mente, un po' sollecitato da avvenimenti recenti. Buona pratica e non mollate mai!



sabato 6 febbraio 2010

2010 World Sportaccord Combat Games a Pechino.

Dal 28 Agosto al 4 Settembre di quest'anno avremo la possibilità di ammirare i migliori atleti di Grappling provenienti dai 4 angoli del globo confrontarsi in un evento dal respiro più che internazionale: i Sportaccord Combat Games.
Il Grappling, designata dalla FILA (Federazione Internazionale delle Lotte Amatoriali) come sua disciplina rappresentante, dividerà questo onore con altre 12 tra Arti Marziali e Sport da Combattimento, olimpici e non: Boxe, Judo, Karate, Kickboxing, Sambo e Taekwondo saranno solo alcune delle discipline ad accompagnare il Grappling in questa straordinaria avventura che per portata, strutture, organizzazione e sforzi profusi può essere considerata una vera e propria Olimpiade delle discipline da combattimento.
Direttamente dal sito ufficiale della Sportaccord:

" Nel Marzo 2009 la Sportaccord ha raggiunto un accordo con la città di Pechino, Repubblica
Popolare Cinese, per organizzare i primi Sportaccord Combat Games. In programma dal 28 Agosto al 4 Settembre 2010, la competizione sarà palcoscenico per 13 fra Arti Marziali e Sport da Combattimento, sia Olimpici che non-Olimpici. L'evento includerà anche un programma culturale che riflettà i valori socio-culturali di questi sport e degli Sport da Combattimento nella loro complessità.
Ognuno di questi sport avrà 80 dei suoi migliori atleti occupati a gareggiare nei 2010 Sportaccord Combat Games. Questi atleti avranno superato il sistema qualificatorio preparato dalle rispettive Federazioni Internazionali. Ci si aspetta che siano i migliori alteti di Arti Marziali e Sport da Combattimento a qualificarsi per i Combat Games. Parteciperanno atleti sia di sesso maschile che femminile. Per quegli sport che richiedono un controllo peso saranno previste diverse categorie di peso.
Durante gli otto giorni di competizioni, l'evento includerà anche dei programmi culturali: infatti Arti Marziali e Sport da Combattimento hanno una ricca eredità culturale, e catalizzano valori
culturali ed educativi. I Combat Games serviranno quindi a sviluppare una più profonda comprensione di questi sport da parte del pubblico."

Ma cos'è Sportaccord? e che opportunità rappresentano questi giochi per il Grappling?

Sportaccord è un'organizzazione internazionale il cui scopo è quello di funzionare come trade union fra le differenti Federazioni sportive Internazionali, allo scopo di fornire supporto, supervisione e coordinazione, nella visione di una unificazione di intenti e scopi delle differenti Federazioni. Il fine ultimo è di favorire lo sviluppo e l'unità fra i diversi sport attraverso la promozione e l'organizzazione di eventi internazionali la cui portata è paragonabile a quella dei Giochi Olimpici ed eventi simili.
Se ne deduce facilmente che cassa di risonanza mediatica possa essere per il Grappling un evento organizzato dalla Sportaccord, organizzazione che annovera fra i suoi partner le Federazioni Internazionali e i Comitati olimpici della stragrande maggioranza degli sport mainstream esistenti.
Solo per darvi un'idea di cosa stiamo parlando, ecco la lista delle Federazioni appartenenti in qualità di membro al network di Sportaccord: http://www.sportcentric.com/vsite/vnavsite/page/directory/0,10853,5148-176060-193278-nav-list,00.html ...c'è di che rimanere impressionati.
Inquadrate la serietà, le potenzialità ed i mezzi a disposizione della Sportaccord non resta che comprendere cosa questi Combat Sport Games significheranno per il Grappling FILA.
A mio avviso questo evento rappresenterà un momento di estrema visibilità per il Grappling a livello internazionale, grazie ad un'esposizione mediatica senza precedenti dovuto sia all'accostamento con discipline più blasonate e con una tradizione ben radicata, che alle enormi risorse e potenzialità messe in campo dall'organizzazione cinese in collaborazione con Sportaccord.
Tanto per capirci, ad ospitare l'evento saranno le strutture utilizzare per i Giochi Olimpici di Pechino 2008. Strutture che non hanno bisogno di presentazioni o garanzie quanto ad accessibilità, accoglienza e fruibilità: questo il link alle strutture deputate all'accoglienza dei giochi (http://www.sportcentric.com/vsite/vcontent/page/custom/0,8510,5148-198178-215401-47443-299899-custom-item,00.html ).
Un'occasione imperdibile, quella di dividere questi momenti con sport olimpici quali Judo e Pugilato, per un disciplina, il Grappling, che ambisce esplicitamente ad entrare alle Olimpiadi.
Per il Grappling a fare da evento selettivo saranno i prossimi Campionati del Mondo 2010 di Grappling FILA, che si terranno l'ultima settimana di Marzo a Cracovia, in Polonia.
Anche la FIGR (Federazione Italiana Grappling), capitanata dal Presidente Saverio Longo sarà presente con un folto drappello di atleti pronti a giocarsi l'occasione di strappare l'agognato biglietto per Pechino. Pronti ad incidere il proprio nome nella storia del Grappling.

(http://www.beijing2010.org/ sito ufficiale dei 2010 World Sportaccord Combat Games)

giovedì 4 febbraio 2010

Europei di BJJ 2010: imparare dai grandi.



Lisbona, patria europea del Jiu jitsu. Si respira da subito l'aria della competizione fin dall'arrivo in aereoporto: orecchie accartocciate, collo dal volume poderoso, magliette dal design più o meno aggressivo, facce tese, decise e tirate. Si, siamo arrivati nel posto giusto.
Con il buon Marco (che da moderno Sancho Panza mi accompagna in questa avventura dal sapore donchisciottesco, a giudicare dagli obiettivi che mi sono proposto di raggiungere) abbiamo preso alloggio presso il Vip Berna Inn Hotel, dove sono accampati anche gli amici del Rio Grappling Club capitanati da Matteone Calamandrei e Gianluca Boni (da oggi amorevolmente soprannominatio da me e Marco... Pino Silvestre, e lui sa perchè! jajaja).
Non voglio dilungarmi nelle cronache dettagliate di quello che, almeno per me, è stato un piccolo viaggio di formazione, un tassello in più nella creazione di una mia visione e interpretazione della pratica degli sport di lotta. Voglio solo ringraziare gli amici che mi sono stati vicini nel momento della lotta, che hanno condiviso con me le risate e le smorfie di sofferenza, e soprattutto l'ammirazione verso atleti (soprattutto nelle categorie black/brown adult) che sono stati limpido esempio di cosa aspiriamo a diventare ogni giorno con la pratica e la costanza.
Livello tecnico stellare, preparazione fisica impeccabile e ritmo di lotta ossessivo/convulsivo sono stati il marchio di fabbrica di una competizione dove la piu' scarsa delle cinture bianche senior è salita sul tatami con il coltello fra i denti, pronta a vendere cara la pelle.
Partecipare ad un evento di ampio respiro come quello europeo è per me di fondamentale importanza per la maturazione agonistica di ogni praticante: attraverso il confronto con realtà così lontane dalla nostra per stile, metodica, livello quantitativo e qualitativo della pratica anche il lottatore più inesperto può trarre ispirazione e incentivo a migliorare il proprio gioco, avere un riferimento preciso (seppur veramente utopico da raggiungere in italia) di come deve muoversi, respirare e lottare un vero Jiujitero. immergersi in un evento internazionale di tale portata ha un impatto fondamentale nell'evoluzione del proprio jiujitsu, a mio avviso. Un laboratorio incredibile, una fucina di tecniche, movimenti, sensazioni: un'esperienza ed un'avventura in cui delle crisalidi mutano in splendide farfalle.
Evoluzione pura della propria sensibilità nella lotta.
Dopo aver lottato, vinto o perso, in un campionato di tale intensità è impossibile tornare a casa senza portare con sè un pizzico della tenacia, della fantasia, della dedizione e del sacro fuoco che arde nel cuore dei campioni che hanno calcato il nostro stesso tatami.

sabato 23 gennaio 2010

Lapel Chokes

Ecco a voi una piccola selezione di video centrata sui miei strangolamenti preferiti effettuati dalla posizione di controllo laterale utilizzando l'estremità inferiore del proprio bavero...efficace, letale e spesso invisibile! ...buon allenamento!








mercoledì 4 novembre 2009

La paura uccide la mente.



Non devo aver paura. La paura uccide la mente.
La paura è la piccola morte che porta con se l'annullamento totale.
Guarderò in faccia la mia paura.
Permetterò che mi calpesti e mi attraversi.
E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso.
La' dove andrà la paura non ci sarà piu nulla.
Soltanto io ci sarò.


Frank Herbert - DUNE -

OTOEMATOMA: medaglia o cicatrice?

Medaglia o cicatrice?



"A badge of honor": così viene definito dai combattenti anglofoni la deformazione acquisita del padiglione auricolare meglio conosciuta come Otoematoma, o volgarmente "orecchio a cavolfiore" (cfr. inglese "Cauliflower Ear").
A badge of honor, ovvero "un distintivo di onore": le orecchie a cavolfiore vengono infatti considerate il segno distintivo per eccellenza del lottatore, emblema della dedizione e del sacrificio.
In molti, nel mondo degli sport di contatto/combattimento dal rugby al judo passando per tutti gli sport di Grappling & co., considerano le orecchie a cavolfiore un segno di rispetto e dedizione da esibire con fierezza, in contrasto con i canoni estetici comuni, che le identificano come una deturpazione.
Ma, aldilà dei significati estetici ed etici di cui le si voglia rivestire, le orecchie a cavolfiore rappresentano comunque e soprattutto un fastidioso e doloroso problema di salute per molti lottatori, dal professionista più smaliziato al novizio.

Ma cos'è dal punto di vista sanitario un otoematoma?

Il padiglione auricolare esterno è composto prevalentemente da cartilagine rivestita da pericondrio, tessuto sotto-cutaneo e pelle. Traumi diretti o continue frizioni dell'orecchio esterno possono dare esito alla formazione di un ematoma (deposito di sangue) nello spazio virtuale che esiste fra pericondrio e cartilagine del padiglione. La separazione fra pericondrio e cartilagine puo' addirittura condurre a necrosi della cartilagine qualora questa comprometta la naturale irrorazione sanguigna del tessuto cartilagineo. Tuttavia, il problema estetico e di salute più frequente è quello della fibrosi cicatriziale conseguente alla formazione di questi ematomi. Essa avviene principalmente a causa della necrosi cartilaginea e conseguente calcificazione, dando luogo al tipico "orecchio a cavolfiore" che ben distingue grapplers, lottatori, judoka, rugbisty, pugili etc etc... Inoltre, le complicanze dovute a calcificazioni estese, soprattutto a carico del canale uditivo, possono essere importanti con otiti di origine infettiva e potenziale perdita parziale di funzionalità uditiva. Infatti gli otoematomi non devono essere trascurati, e vanno anzi trattati tempestivamente e con determinazione, al fine di impedire l'estendersi della raccolta ematica, ridurre la necrosi/calcificazione ed impedire l'infezione della raccolta ematica da parte di batteri patogeni esterni.

Cosa fare se l'orecchio si "rompe"?

Ovviamente, e nonostante tutte le precauzioni che si possano adottare per evitare l'insorgenza di un otoematoma (su tutti l'uso di protezioni specifiche per l'orecchio esterno), la possibilità che durante l'allenamento, in un momento in cui l'orecchio non è protetto, si verifichi accidentalmente un infortunio del genere è un evento affatto remoto. In questo caso, ed a seconda dell'entità dell'infiammazione e del versamento di liquido presente è opportuno agire in maniera opportuna: è di fondamentale importanza NON trascurare il versamento, in quanto esso può arrivare a calcificazione definitiva in circa 5-7 giorni in assenza di trattamento, ovvero peggiorare ed estendersi con il sovrapporsi di ulteriori traumi. nnanzitutto ci sono molteplici vie di affrontare un Otoematoma...e la cosa migliore è combinarle.

  • ghiaccio: il principe di tutti i trattamenti, da applicare fino a due tre giorni dall'insorgenza dell'otoematoma e SEMPRE dopo ogni allenamento effettuato in presenza della lesione. Da NON applicare per più di 10 min. consecutivi (pericolo di ustione da freddo alla pelle dell'orecchio). Esso favorisce il riassorbimento del versamento ematico tramite vasocostrizione e ostacola l'estendersi della lesione dopo l'allenamento.
  • creme cortisoniche anti-infiammatorie (Gentalyn Beta, Localyn...etc), utili per sfiammare l'orecchio e attenuare il dolore. Le creme associate ad antibiotico sono ottime in caso di drenaggio dell'orecchio tramite puntura evacuativa, essendo l'orecchio poco vascolarizzato e propenso ad infettarsi.
  • creme epariniche (Hirudoid, Reparil, etc...), utili per evitare la formazione del coaugulo e la conseguente calcificazione. Da applicare SEMPRE, fino a guarigione completa, in associazione anche con creme cortisoniche e come coadiuvanti per il drenaggio dell'orecchio.
  • drenaggio evacuativo: in questo caso il mio consiglio è di rivolgersi ad uno specialista medico in quanto esso rappresenta un'operazione semplice ma non scevra da complicanze (anche gravi) qualora non effettuata da persone qualificate. Di seguito allego un filmato ad esclusivo scopo illustrativo.
  • RIPOSO.



N.B. Otoematomi ed infortuni vari vanno risolti SEMPRE sotto la supervisione
di personale sanitario specializzato, in nessun modo questo articolo vuole o
deve intendersi come materiale di divulgazione scientifica sanitaria. Se avete
un problema di salute CONSULTATE il vostro medico di fiducia.